Terremoto Pollino : “si è rotta una nuova Faglia”


Il terremoto di magnetudo 5.2 di questa notte  è avvenuto nella crosta superiore, a 6.3 km di profondità, con un meccanismo di tipo distensivo e i movimenti della faglia coinvolta sono generati dalla spinta della placca Nordafricana verso quella Euroasiatica . Questo movimento genera faglie-  vere e proprie fratture nel sottosuolo – che sono appunto all’origine dei  terremoti.

Il meccanismo focale dell’evento di questa notte, da cui si evince che il piano di faglia,  è orientato in direzione nord nordovest-sud sudest e si è mosso con un movimento di estensione in direzione est nordestovest sud-ovest. In sostanza con l’evento di questa notte si è verificata la Rottura di una nuova Faglia che ha accelerato il processo  cd “DISTENSIVO” che da 2 anni , nell’area dell’Alta Calabria,  vede i 2 mari – il Tirreno e lo Jonio – allontanarsi sempre piu’.

La rottura di faglia ha determinato un forte boato che sarebbe stato avvertito sentitamente sino a circa 50 km di distanza secondo quanto riportato da diversi testimoni.Da tali eventi ne consegue la stimolazione all’attivazione “a catena” di nuove Repliche per il futuro, che però la scienza allo stato attuale non è in grado nè di prevedere se saranno di magnietudo inferiore o superiore alla prima , e nè per quanto tempo potranno perdurare sull’area in oggetto.“Nessuno ci può dire se la scossa della scorsa notte abbia rappresentato l’apice dello sciame sismico in corso da tempo in questa zona, che è e resta sotto questo aspetto ad alto rischio”. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, intervenuto nei luoghi colpiti la scorsa notte dal terremoto verificatosi nel distretto sismico del Pollino. “L’allerta deve restare alta, molto alta – ha detto Gabrielli – questo lo devono sapere tutti quanti e io non posso dare nessuna rassicurazione in merito.

La zona colpita oggi dalla scossa di magnitudo 5.2 (5.3 secondo gi scenziati statunitensi) e’ ”una delle aree a piu’ alta pericolosita’ sismica”, osserva il funzionario di sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Rita Di Giovambattista. L’area nella quale e’ avvenuto il terremoto e’ infatti classificata nella zona 1 della mappa di pericolosita’ sismica. La pericolosita’ sismica e’ l’insieme di studi che definisce quanto il territorio in cui viviamo sia soggetto agli effetti dei terremoti. Sono analisi di tipo probabilistico, nelle quali si stima cioe’ la probabilita’ di osservare un certo scuotimento del suolo in una data area durante un determinato periodo di tempo. Terremoti importanti in quest’area sono avvenuti nel 1708, con una stima basata sulla descrizione degli effetti compresa fra l’ottavo e il nono grado Mercalli, e nel 1998, con un sisma di magnitudo 5,6. ”Stiamo monitorando l’area – ha detto ancora Di Giovambattista – e in queste ore stiamo intensificando l’attivita’ con l’installazione di ulteriori stazioni sismiche”. Sono anche in corso le analisi per definire le caratteristiche del sisma.

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